• Antonio De Bonis

Ecco a che punto siamo con il contrasto alla violenza di genere in Europa.


Si fa un gran parlare di tutela dei diritti di genere eppure quello femminile subisce costantemente e quotidianamente vessazioni che in media si risolvono, solo in Italia in più di 100 cento omicidi ogni anno.


Fermiamoci a riflettere su questo semplice dato 100 omicidi di donne ogni anno.

Un dato che spaventa ma che passa ogni anno nell'indifferenza generalizzata condita con iniziative di facciata ma, per fortuna, oggetto di un lavoro costante di singoli, privati ed appartenenti alle istituzioni, che quasi sempre, vedono il proprio lavoro vanificato dalla frustrante inerzia burocratica.


Ad oggi è pur vero che molti Paesi dell’Unione Europea si sono dotati di leggi per il contrastato alla violenza sia di genere che legata all’orientamento sessuale. Purtroppo ancora non sono state definite le regole comuni minime per affrontare efficacemente questo problema.


Più volte, anche di recente, il Parlamento Europeo si è pronunciato per l'adozione di una normativa europea a riguardo.

A differenza di quanto si può pensare, sebbene le principali vittime siano senz'altro le donne, anche gli uomini possono esserne colpiti, tanto quanto, a loro volta, anche le persone LGBTIQ+.


Ora è evidente che queste forme di violenza comportano conseguenze negative tanto a livello individuale quanto all’interno della famiglia con ovvie ricadute sulla collettività sia sotto il profilo etico e morale che economico.


Di recente, nel settembre 2021, gli europarlamentari hanno sollecitato la Commissione Europea ad individuare la base giuridica per inserire la violenza di genere nell'alveo dei reati comunitari. Lo scopo è quello di equipararla a crimini come il terrorismo, la tratta degli esseri umani, la criminalità informatica, lo sfruttamento sessuale e il riciclaggio di denaro.


Ovviamente si tratta del primo passo per la costruzione di una definizione condivisa propedeutica alla costruzione di una base giuridica comune onde determinare le correlate sanzioni penali a livello unitario.


Una stima consolidata fissa nel 22% la percentuale di donne vittime di violenze con un picco del 43% che abbia subito violenze psicologiche.


Non è certo una novità che il ruolo negativo della pandemia di Covid-19 abbia determinato un forte aumento di comportamenti vessatori e criminali in ambito intra-familiare anche attraverso l'uso dei social media e della rete Internet più in generale.

A tal fine nel dicembre del 2021, gli europarlamentari hanno chiesto all’Unione Europea di adottare una definizione comune di cyberviolenza di genere basandosi su di una relazione risalente all'anno 2016 avente per tema le molestie online.


L'intero iter normativo rientra nell'ambito della Convenzione di Istambul per la prevenzione ed il contrasto alla violenza contro le donne e domestica, corroborata dall'iniziativa della Commissione Europea che individuava le idonee misure per raggiungere gli obiettivi della Convenzione di Istanbul.


Il tema è attuale e drammatico se si considera l'impatto sociale ed economico che questi reati determinano nella vita quotidiana delle persone impedendone, come ripetutamente sancito ed auspicato dalle plurime determinazioni nazionali ed internazionali quale imprescindibile priorità di ogni comunità sociale, la tutela dello sviluppo della persona umana.



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