Mafie e sicurezza nazionale: la minaccia ibrida.

Nel 20° secolo, le agenzie di intelligence, le forze militari e le forze dell’ordine erano altamente specializzate ed hanno saputo rispondere, alcune meglio di altre, ai problemi di sicurezza, nell’ambito delle rispettive aree di interesse, utilizzando ciascuna specifici approcci, competenze e

risorse.

Con la caduta del Muro di Berlino e la fine della Prima Guerra Fredda, si pensava, erroneamente, che il mondo sarebbe stato più pacifico, e di conseguenza, molte delle strutture di sicurezza e di difesa occidentali sono state drasticamente rimodulate in senso cibernetico confidando nella tecnologia a scapito dell’elemento umano rinunciando ad una elasticità frutto dell’esperienza quotidiana.

Da allora il mondo è cambiato radicalmente e oggi la minaccia per uno stato non è più localizzata, quantificabile, e spesso finanche difficilmente identificabile essendo divenuta una Minaccia Ibrida (Hybrid Threat) transnazionale, dinamica e mutevole, tecnologica nella sua semplicità, opportunista, spietata, aperta all’innovazione, con una connotazione iper finanziaria in quanto capace di raccogliere, muovere e mettere a disposizione del miglior offerente le enormi risorse economiche che genera.

La criminalità organizzata, soprattutto di tipo mafioso, e le organizzazioni terroristiche, rientrano a pieno titolo nell’alveo delle Hybrid Threat, come ampiamente riconosciuto a livello internazionale, da cui ogni Stato sovrano ha il dovere e la necessità di difendersi in ragione della:

capacità di generare enormi flussi di denaro;forza militare dispiegabile in un determinato territorio in conseguenza della propria capillare diffusione.

La Minaccia Ibrida richiede un nuovo paradigma operativo frutto di una diversa impostazione concettuale per fronteggiare la criminalità transnazionale organizzata e le organizzazioni terroristiche allorché ad esse si ricorra anche per fini geo-strategici di politica di potenza.

In tale quadro:

i traffici illeciti: di esseri umani, organi, sostanze stupefacenti, rifiuti tossici, armi da fuoco, tabacchi lavorati esteri; lo sfruttamento: della prostituzione, minorile, lavoro, gioco d’azzardo; la contraffazione di merci, valuta, beni e servizi; la cyber criminalità: il phishing, l’hackeraggio, il furto di identità; le classiche: estorsioni, sequestri di persona;

per citare solo alcune delle principali fonti di accumulazione di capitali illeciti, non rappresentano esclusivamente un problema di natura criminale ma anche di sicurezza nazionale allorché potenzialmente sfruttabili da forze esterne ed antagoniste alla Stato per indebolirne la struttura.

È logica conseguenza affrontare questa nuova minaccia partendo dall’analisi delle realtà criminali potenzialmente idonee a tale scopo per giungere alla considerazione che solo le organizzazioni criminali di tipo mafioso, a causa della intrinseca resilienza e diffusione territoriale, rappresentano lo strumento operativo idoneo per chi volesse colpire un Paese nemico direttamente nel proprio territorio al netto di qualsiasi responsabilità diretta.

Premesso quanto sin qui detto, è logica conseguenza rivolgere l’attenzione a quelle mafie che, presenti e radicate nel territorio italiano, hanno una matrice straniera.

In tale quadro la mafia nigeriana, ormai riconosciuta tale anche in sede giurisdizionale, ma anche quella cinese ed euroasiatica, con la sua presenza ormai radicata e capillarmente diffusa sull’intero territorio nazionale deve essere necessariamente affrontata alla luce del suo potenziale di Minaccia Ibrida.

Urge la costruzione di un nuovo abito mentale per affrontare una minaccia di tale portata che prescinde dal solo aspetto criminale per investire quello della sicurezza nazionale.


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