• Antonio De Bonis

Intelligenza Artificiale o Intelligenza potenziata?


La premessa al nostro ragionamento riguarda l’assunto che il linguaggio digitale ha sostituito quello analogico pervadendo i vari aspetti dell’essere quotidiano partendo dall’aspetto psicologico, che modella i singoli comportamenti sublimati nell’agone sociale, per influire quindi su quello politico ricadendo ed essendo a sua volta influenzato dalle dinamiche economiche.


Parliamo di linguaggio intendendo con esso metaforicamente la catena del DNA posta alla base della costruzione di un sistema vitale.

Come già evidenziato questo cambiamento di linguaggio richiede l’adozione di un nuovo abito mentale capace di trasportare le esperienze consolidate in ogni campo nel nuovo ecosistema affinché esse mantengano il proprio valore.


Come nel caso di qualsiasi pregressa evoluzione dell’esperienza umana rifiutare l’evoluzione tecnologica comporterebbe l’autoesclusione dal futuro; il nuovo che avanza va compreso e gestito. Rifiutare aprioristicamente il nuovo autoesclude dai processi evolutivi distruggendo quanto di buono fatto.


Né tecno fondamentalisti né tecnofobi, più ragionevolmente tecno informatici.

La formazione è decisiva per giungere ed acquisire un grado di consapevolezza tale da metterci nelle condizioni più vantaggiosa per gestire il nostro rapporto come il mondo digitale che pervade la nostra quotidianità e che si sviluppa secondo la legge di Moore a balzi biennali.


Partendo dalle fondamenta, torniamo alle tre leggi della robotica di Isaac Asimov enunciate nel racconto del 1942 Circolo vizioso:

  1. un robot non può arrecare un danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano possa subire un danno;

  2. un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto con la prima legge;

  3. un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la prima e la seconda legge.

Quasi un secolo è passato da questa intuizione, ma solo oggi la realtà tecnologica ci pone plasticamente difronte alla necessità di rispondere con atti e fatti a queste leggi.

Quindi, dopo aver assodato che rifiutare il cambiamento di linguaggio è non solo inutile ma soprattutto deleterio, possiamo fare un ulteriore passo avanti riflettendo con una maggiore cognizione di causa, rispetto a quando le leggi vennero enunciate quasi un secolo or sono, sui paradossi pratici che la digitalizzazione delle nostre vite comporta.


A tal fine si potrebbero fare migliaia di esempi per mettere in luce i limiti sottostanti alle tre leggi di Asimov; tagliando corto, confidando nella voglia del singolo di cimentarsi in quest’attività, va detto che la realtà ci pone l’obbligo di riflettere sul rapporto robot-essere umano.


Preme evidenziare, forse banalmente, che per mantenere il necessario equilibrio tra esperienza umana ed esperienza tecnica è necessario che le regole le detti l’uomo.


Ed è questo, a ben vedere, il fulcro del dibattere: per quanto l’essere umano sarà ancora in grado di girare l’interruttore e spegnere la macchina?


Riassumendo la domanda fondante per ogni valutazione sul progresso digitale è questa:

Intelligenza artificiale o intelligenza potenziata?







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