Il ritorno della guerra "Politica" nello scontro strategico multipolare: la Guerra Fredda 2.0


Gli Stati Uniti d'America hanno definitivamente messo alle spalle la stagione 9/11 quale problema problematico avendolo declassato a problema gestibile.

Con la pubblicazione della National Defense Strategy e della National Security Strategy si cambia pagina e si torna alla cara vecchia guerra politica ossia al confronto tra Stati nazionali prendendo pur tuttavia atto che il gioco in quest'epoca sarà a tre: Russia, Cina e America.


L'amministrazione Trump ha individuato i suoi 4 punti cardine per la futura strategia globale americana: proteggi, promuovi, preserva ed avanza.

E' doveroso partire dalla considerazione che i tre soggetti geopolitici in argomento hanno dimensioni, e quindi caratteristiche e prerogative, di tipo imperiale ossia con interessi e relative politiche internazionali a sostegno, che nessun altro competitore può vantare. Inoltre va considerato che il confronto a tre si basa sulla consapevolezza che la potenza deterrente, esprimibile da ciascuno, non sarà mai a somma zero e che conseguentemente il concetto di Mutually Assured Destruction costringe tornare sul campo dello scontro e compensazione d'interessi per procura; esattamente come avveniva nell'epoca della guerra fredda 1.0, quella che termina con la dissoluzione del Patto di Varsavia.


Russia e Stati Uniti si sono confrontati per circa mezzo secolo sul piano della deterrenza come strategia del confronto globale e su quello dell'erosione dell'influenza altrui sui Paesi non allineati a livello locale.


Erano i tempi della chiusura in blocchi e del ricorso all'intelligence quale strumento principe a sostegno delle iniziative politiche, diplomatiche e militari. Erano i tempi della human intellingence HUMINT che primeggiava sulle altre forme di raccolta d'informazioni e di controinformazione. Con l'11/9 si è passati al grande orecchio virtuale che tutto riesce a monitorare, ma che a causa della conseguente ridondanza informativa poco riesce ad analizzare e soprattutto comprendere.


Il cambio di priorità da parte della Casa Bianca costringerà l'intero sistema di relazioni internazionali a rivedere i proprio piani e le priorità in agenda nella consapevolezza che oggi il mondo è quanto mai a connotazione orizzontale e quindi i campi d'azione a tutela dell'interesse nazionale sono potenzialmente infiniti a partire dal cortile di casa fino ad interessare gli antipodi del pianeta.


Questo rimodulamento dell'intera strategia d'intelligence avrà ripercussioni interne e ovviamente esterne in tutti i Paesi e relative agenzie d'intelligence. Cambiando le priorità cambieranno gli equilibri di potere interni ad ogni Stato e quindi si rimodelleranno le strutture dello Stato Profondo con nuovi padroni che scalzeranno rapidamente i vecchi. Questo processo avrà vincitori e vinti e scuoterà, come per altro già sta avvenendo, molti Stati nel profondo delle strutture di potere.


Sul piano della proiezione estera invece si acuiranno nuovamente le azioni d'intelligence che interesseranno Paesi terzi per sottrarli all'influenza del nemico, nel tentativo di conquistarli al proprio interesse. In sostanza torneremo ad assistere a dinamiche d'ingerenza nella politica interna degli Stati che soprattutto noi in Italia abbiamo vissuto nel secondo dopoguerra con un lascito indelebile che ancora oggi segna la vita repubblicana.


In un simile scenario è evidente che non saranno gli eserciti schierati a vincere il confronto ma quelle forze non convenzionali a carattere privatistico di cui abbiamo rilevato le prime attività palesi ed operative in Ucraina o in Siria.


Questo confronto globalizzato si va caratterizzando per la privatizzazione degli eserciti e dell'intelligence generando nuove strutture ibride frutto dell'Interesse Nazionale, gestito da centrali statali, il Deep State, che coordineranno strutture private a cui delegare l'attività sui vari teatri di confronto e scontro.


Addio James Bond e avanti Capitan America.





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